Ipad

Da AgoraWiki.

[modifica] Ipad, e la sostenibilità economica della libertà

Innanzitutto merito a Vittorio Zambardino [1] (con cui finalmente alla Festa dei Pirati [2] ho avuto la possibilità di scambiare qualche parola di persona) che sta tenendo fede all'obiettivo "eretico" del suo libro [3], richiamando l'attenzione della blogosfera italiana (che non mi sembra poco) sul ruolo dei doganieri del web, anche relativamente al nuovo gingillo tecnologico di casa Apple, l'Ipad.

Credo che molto delle critiche ricevute da Vittorio (andatevi a vedere i commenti al suo blog [4]), derivi da una ambiguità di fondo della sua posizione. Che sembra poter prefigurare il problema in termini di scelta individuale (una scelta in qualche modo eroica) e non come questione politica. Un po' come se stesse chiedendo all'impiegato (o alla mamma, al disoccupato, etc.) di scegliere una tariffa telefonica di una compagnia più aperta (ma economicamente svantaggiosa o con meno servizi) "perchè migliore" per la società. Persone che quindi nei commenti lo attaccano innanzitutto per giustificare un comportamento assolutamente ragionevole in termini di "teoria dei giochi". Come altre scelte tecnologiche sono i governi a dover decidere del futuro.

Allo stesso Vittorio sembra criticare Apple, che. E anche qui sarebbe come chiedere ad una azienda farmaceutica di non brevettare il suo prossimo farmaco. Apple (così come il cittadino) gioca con le regole del mercato, che non è lei a dettare. Altri fanno altre scelte, scommettendo su apertura etc.

Capisco anche il perchè Vittorio potrebbe fare questa scelta, e cioè non entrare nell'agone politico

E qui secondo me sta il punto. Io sono assolutamente pro mercato. Ma non si può pensare che il mercato sia il luogo dell'"assenza delle regole". Le regole devono esserci ma devono essere efficienti ed applicate. Tutto il resto è astrazione.

Con questa premessa è chiaro che per me la questione è perdente se viene posta solo in termini di scelte individuali. Ovvio che il monopolio economico da una parte e la fidelizzazione della propria utenza da un'altra consente un vantaggio competitivo che consente di fare più innovazione. Deve essere la società nella

Ma bisogna capire se l'ipoteca in termini di libertà (individuali e quindi anche di impresa) sono sufficientemente supportate. - Viviamo ne capitalismo dove le aziende cercano rigorosamente di fregare i consumatori. È per questo che esistono delle leggi su cosa le aziende possono o non posso fare, esistono utorità antitrust, e norme contro il monopolio.

Bisogna continuare la strada impervia iniziata con il caso contro Microsoft, talmente storico, che fatica a ripertersi (e ci dobbiamo chiedere perche').

Servono degli organismi che tutelino i nostri diritti civili


Il problema è che di solito hanno tempi di reazione un po’ lunghi rispetto alla velocità dello sviluppo informatico e tecnolocigo. Ma nel capitalismo le aziende NON sono e per fortuna non saranno mai libere di fare come credono il buono e il cattivo tempo. Nel tuo esempio l’errore sta nel fatto che Marchionne colpisce i suoi dipendenti, a me come consumatore può non interessare. Il “fare i suoi interessi” di Jobs colpisce i consumatori. A me non può non interessare.

- Il costo di un prodotto dovrebbe dipendere dal suo costo di produzione. Quanto costa produrre MP3? Nulla, specialmente per opere datate. Quanto costano? 10€ per album, che è poco meno delle 25000lit di cui sopra. Stesso incasso, niente costi. Comodo!

Detto questo, che c’entra? Chi ha detto che è sbagliato vendere musica su internet? Io (e tutti gli altri) abbiamo detto che se compero degli MP3 dovrei poterci fare quello che voglio, famene quante copie ritengo necessario, e nessuno dovrebbe potermelo impedire. Per fortuna il DRM sulla musica è morto.

- Quella sull’open source che non sarà mai da prima pagina è proprio il massimo. Ma chi te le racconta certe cose? Ma tu lo sai che intere amministrazioni usano OpenOffice? Quante usano iWorks? Ma lo sai che un Mac normale contiene decine di programmi opensource prima ancora di uscire di fabbrica? Ma tu lo sai che i motori di tutti i browser a parte IE e opera sono open source? Si, anche (e sopratutto) Safari, che è nato da un progetto per Linux, anche Safari per iPhone, anche Chrome, e tutto Firefox. Con cosa navighi tu? Ma tu lo sai che il kernel stesso di Mac OS/X è opensource? Ed è nato da altri progetti opensource?

- Se non ci piacciono i prodotti di una società siamo liberi di discutere i pro e i contro. Siamo appassionati di tecnologia e internet che discutono di tecnologia e internet. Non ti obbliga nessuno ne a leggerci, ne a venirci a dire di cosa discutere.

[modifica] Ipad, quella tra innovazione e libertà non è una partita semplice

Dopo aver letto la discussione infuocata che nei commenti del posto di Zambardino, a cui va il merito di tenere dritta la barra, difficile non dare atto di una complessità della situazione Il tentativo di Apple mi sembra legittimo. La nuova sfida mi pare quella di capire come consentire alla rete di essere qualcosa di nuovo. Bisogna muoversi veloci e precisi.

Apple ha schemi produttivi ed economici chiusi come quasi nessuno. Non e’ arroganza, e’ un dato di fatto.

Google e Apple innovano


Il punto non è se iPad sia utile, bello e performante. Il punto è che Apple, anche se solo con il 7% del mercato, sta crescendo proponendo un modello chiuso, monopolistico, già dominante in nuce. È chiaro che il consumatore può scegliere di non acquistare. Ma è anche vero che il consumatore può acquistare “solo” quello che il mercato offre. Quindi lasciar passare Apple su questo punto significa lasciar passare chiunque volesse fare altrettanto. Wrong! Per esempio, se a fronte di una carenza qualitativa della concorrenza, chi detiene anche solo il 7% del mercato, come Apple, proponesse automobili che vanno “solo” con la benzina Esso, il 7% del mercato comprerebbe comunque quelle automobili. Perché sono più belle e più performanti di quelle della concorrenza. Ed Esso vedrebbe, a torto o a ragione, crescere le proprie quote di mercato. Ora in un mercato libero, questo non deve succedere mai. Perché così facendo si aiutano “gli amici”, si creano le lobbies, le cordate, e non si favorisce la libera concorrenza, che invece è la principale garante della qualità dei prodotti. In termini pratici, quando compro un’automobile devo essere libero di far benzina dovunque. Non solo alla Esso. Similmente, Apple non dovrebbe mai introdurre (e subdolamente) il suo negozio “iTunes Store” nel suo prodotto “gratuito” iTunes. E camuffandolo come se fosse una playlist dell’utente. Oppure Apple dovrebbe aggiungere e consentire all’utente di aggiungere tutti gli stores di musica disponibili su web (conformi ad un dato e libero, pubblico protocollo, es. HTML/Java) all’interno del software iTunes. Perché, se pensate bene, l’utente medio non ha il tempo, né la voglia, e spesso le capacità di trovare, istallare e configurare un software alternativo ad iTunes. Lo trova lì, si fida, e lo usa. Punto. Quindi compra su iTunes Store. Ovvio. In altre parole, Apple offre, unitamente al sistema operativo che trovate dentro tutte le macchine Apple, un browser gratuito di musica, della vostra musica, che vi consente anche di navigare “solo ed esclusivamente” all’interno del negozio di musica Apple. Ora, se questa non è un’azione tesa a costruire un monopolio, prego ditemi voi, cos’è? È come offrire gratuitamente un browser come Microsoft Explorer che, oltre a farvi divertire con le vostre songs e quindi a diventare vostro “amico”, però, si collega “solo” ai siti e ai negozi Microsoft. Aggiungete che Apple regala il software iTunes anche in versione per Windows, quindi non è più il 7% del mercato. È molto di più. Aggiungete che iTunes è lo strumento ideale (se non unico) per sincronizzare la vostra libreria di songs, contatti, foto… con il vostro iPod/iPhone/iPad. Aggiungete quindi che con queste quote di “share” (chiamiamolo così) Apple può permettersi di includere/escludere (come già accaduto) dal suo App store le applicazioni ed i contenuti che ritiene inopportuni (per ragioni di concorrenza, di etica, di gusto…) e di decidere i prezzi di vendita delle songs anche contro la volontà delle etichette musicali (e domani anche dei libri e giornali). È un pò come se i supermercati che possiedono le quote di mercato più vaste imponessero i prezzi di vendita ai produttori di latte, frutta… Ora, capirete bene che se il produttore di frutta si trova costretto a tagliare i suoi margini alla vendita, sarà costretto a rifarsi per esempio sulla produzione, tagliando per esempio i costi di controllo qualità oppure tagliando quote del personale e pressando il restante personale a turni lavorativi massacranti o stressanti, oppure riducendo i salari… Insomma un mercato drogato dalla posizione dominante di un soggetto della filiera: Apple. In questo caso, l’ultimo soggetto, il negozio al dettaglio, quindi il più strategico di tutti (che infatti passa da una quotazione in borsa di $79 nel Gennaio 2009 a quella $235 di Aprile 2010 !!!). All’inizio sembra bello, tutto funziona, magico (dice Apple), tutto sembra far parte di un sistema perfetto, produttori di musica, di libri, di news, di programmi TV, iTunes gestisce tutto, sincronizza il vostro iPod, i vostri contatti in agenda, foto, songs, iCal… poi però, quando sei dentro fino al “collo” e provi a spostare la testa dall’altra parte, perché qualcosa non funziona come vorresti, perché il supporto clienti oggi ti ha risposto male, perché la concorrenza vende qualcosa di meglio (ma incompatibile con il tuo sistema chiuso Apple)… senti che il guinzaglio di Apple tira. Eccome se tira! Proprio come se avessi il collare! Ed è quello il momento in cui capisci quanto sia difficile cambiare la tua vita digitale (documenti, email, songs, foto, video, contatti, iPod, iPhone, quelli tuoi e quelli dei tuoi amici e familiari…). Come cambiare vita. Quella vera.

Se uso Mail.app per un mese per gestire le mie mail invece di Thunderbird me le trovo tutte convertite in un formato assurdo di Apple (emlx). E le mie mail, chi me le rende?

Se uso una applicazione su iPhone nulla mi garantisce che Apple non decida un giorno di bandirla dal suo app store lasciandomi a piedi. E se in quell’applicazione ho investito tempo, dati, e ci sono dentro cose importanti? Perchè mai qualcuno deve poter disporre di qualcosa che io ho regolarmente acquistato?

Se uso MS Office per un paio d’anni mi trovo ad aver una marea di file con cui altri programmi saranno, nella migliore delle ipotesi, quasi compatibili o pressappoco compatibili. Se non ho usato macro, altrimenti posso rinunciare in partenza. E se 6 mesi dopo che mi è scaduta la licenza, mi servono i vecchi files? Il frutto del mio lavoro non dovrebbe appartenere esclusivamente a me? Perchè devo pagare un balzello per accedervi?

Tutta la tua qualità (che c’è, e a mazzi) a me non serve, se non so di potermi fidare di quello che uso, e di poterci fare affidamento. Francamente preferirei cento volte un Mac a usare un pc Windows per mille ragioni (per lo più tecniche).

Il punto è molto semplice, finchè lasciamo fare alle aziende questi problemi ci saranno sempre. E io dovrò passare il mio tempo su internet a cercare gabbie e gabbiotti in ogni cosa che compero, per non vedermi fregato poco dopo. Queste cose vanno risolte, e probabilmente a livello

E, per inciso, “don’t feed the trolls”.


Ed eccoci al lancio dell'iPad. Quel pomeriggio in Twitter non si cinguettava d'altro. Il nome, le prime immagini, la presentazione sfavillante e impeccabile, come sempre. Leggo la scheda tecnica: non c'è porta usb, il sistema operativo è quello del loro iPhone, niente flash player, per scrivere e lavorare girerà solo il loro iWork, gli attesi iBooks si compreranno nel loro negozio virtuale, venduti nel loro formato iPub (non pdf). Mi aspettavo un prodotto rivoluzionario, e ci ritroviamo con una periferica chiusa e fatta apposta per mac.

gnuno di noi ha delle passioni, interessi o semplici manie di cui difficilmente riesce a fare a meno. Ognuno di noi trova una app sull’iphone che gli da corpo e accesso permanente. I numeri sono altisonanti, 2 miliardi di applicazioni scaricate, 150mila app. numeri da capogiro. Se è vero che su 30 app scaricate, di 25 si può fare a meno e si dimenticano subilto, di 5 si diventa inseparabili compagni, fruitori assidui. Se a questo aggiungiamo che a tre anni dalla propria uscita il multitouch apple è ancora inarrivabile (dati pubblicati pochi giorni fa), e che iphone OS è un sistema davvero stabile e immediato, credo che tutto sia pronto a dare alla gente non ciò che si impone ma ciò che vuole. Questo è quello che sta decretando il successo di iphone, quello che renderà ipad mille, centomila prodotti diversi, perfetti per le esigenze potenziali di quasi tutti.

Conosco ed accetto le regole del mercato, ma non mi spiego ancora alcune cose. Per esempio, conoscerete bene il caso in cui la commissione Europea ha sanzionato Microsoft per aver incluso unicamente il browser Microsoft Explorer nel suo sistema operativo Windows, e di come ha poi costretto Microsoft ad aggiungere alla scelta altri browser di terze parti, non-preselezionando Explorer e imponendo persino l’ordine casuale dei browsers nella finestra di dialogo. Ora non capisco perché Apple, che include unicamente iTunes nel suo OS, non sia mai stata sanzionata. Eppure Apple ha fatto anche peggio. Ha prima subdolamente offerto iTunes gratuitamente come semplice “song management tool”. Dopo aver conquistato una vasta fascia di utenti, ha poi piazzato il suo iTunes store dentro iTunes, alla portata di click, come se fosse una delle vostre playlists. Praticamente un cavallo di Troia commerciale. È come se vi avessero regalato un bel giocattolo che poi quando meno ve l’aspettate apre una finestrella e vi chiede “vu cumprà”?

Senza ombra di dubbio al cliente fa piacere ritrovarsi questo nuovo negozio alla portata di click. Ma, vi rendete conto della posizione di monopolio? Vi rendete conto dello strapotere di Apple oggi nei confronti delle case discografiche? Vi rendete conto che Apple ha costretto per anni le case discografiche a vendere le songs a 1 dollaro ciascuna? Le case discografiche hanno per anni rivendicato la diversità dei costi di ogni singolo CD. Per esempio per produrre un orchestra ci vogliono centinaia di milioni mentre per produrre un cantautore, poche migliaia di dollari. Essere costretti a vendere le proprie songs per 1 dollaro è assurdamente penalizzante per quelle etichette dedite alla produzione di musica classica. Ma Apple se ne frega. Meglio vendere stupide canzoncine ad un dollaro e affossare l’industria della musica classica. Alla faccia dell’arte! Apple vuole il prezzo standard di 1 dollaro perché si vende meglio. Il fatto che sorprende però è che Apple, che impone un prezzo di vendita standard per tutte le etichette musicali, poi pratichi prezzi diversi per i “SUOI” computers. Certo, dice Apple, hanno diversi costi di produzione. Un MacBook costa meno di un MacBook Pro che costa meno di un desktop come il Mac Pro… Ora capite lo strapotere di Apple?

Quale imprenditore non vorrebbe il monopolio della sua industria? E’ il mercato e i suoi regolatori che devono impedirlo. Diciamo che, per ora, ci stanno pensando su. Il fatto che, a parità di monopolismo con il tanto odiato Gates, Jobs appaia invece in un’aura di santità e goda di buona stampa di iscrive tra i misteri dell’insondabile coscienza umana. Buffo: i seguaci di Apple sono come quelli di Berlusconi: chi critica il Capo è un invidioso.. gli del protocollo per evitare che gli iPod venissero usati con altri programmi.

Ci sono voluti mesi perchè si capisse cos’era cambiato e uscissero gli aggiornamenti. Intanto gli è toccato di installare anche una copia di Windows per usare quella tassa di iTunes. Di syncare con l’iPhone non ne parliamo, credo se ne stia uscendo ora.

Nonostante le tante e feroci critiche, mi sembra che sia un gingillo interessante, utile, che forse. Ma non sono le specifiche tecniche che dovrebbero attendere l'attenzione. L'hype che si è generato in rete in questi giorni (e che, per quanto riguarda l'Italia, con ogni probabilità avrà il suo secondo capitolo tra breve) è un fenomeno su cui poco possiamo fare. Una buona campagna mediatica è in grado di farci venire l'acquolina in bocca per qualsiasi gingillo tecnologico.

Talvolta il formato lo puoi tranquillamente imporre non c'e' problema.

il DRM è pervasivo all’interno dei canali di distribuzione tutta la distribuzione deve sottostare ai dettami di chi il DRM lo gestisce.

Io trovo inaccettabile essere ad esempio costretto ad usare iTunes per usare un iPod (motivo per cui non compro ne un iPod ne uno Zune, ne lettori che integrino DRM).

Io trovo inaccettabile che Amazon abbia il potere di cancellare i romanzi dai Kindle degli utenti. Paradossalmente mi sembra che Microsoft nel campo del DRM sia rimasto indietro (sono un utente Linux, e non penso affatto che lo facciano perchè sono buoni).

Tra l’altro sono tematiche che Zambardino ha trattato spessissimo, e sembra ancora essere uno dei pochi che ha visto il problema. Pochissimi a quanto leggo qua.

E’ ridicolo parlare di politiche incorrette o di “dogane”. Prendendo l’iPod come esempio da allargare a tutta la famiglia “i”: nessuno ti obbliga a comprarne uno, né ad usare iTunes, né comprare musica dallo Store di Apple. Di alternative ne esistono parecchie. Se non ti piace iTunes puoi pure cestinarlo dal tuo Mac (cosa che non si è potuta fare per molti anni con Internet Explorer, invece). Apple fa una proposta sul mercato, e la fa (come è libera di fare) con delle regole. Che poi non si riveli, come invece tu vorresti, un flop, è “colpa” della gente a cui quelle poche regole non stanno strette. Se a te lo stanno sei libero di guardarti intorno, non mi sembra che per ascoltare musica tu sia obbligato ad acquistare un iPod o utilizzare iTunes. Che articolo ridicolo.

1. Privacy e trattamento dei dati personali. Purtroppo, non c'è solo la questione di Apple (che già di per se potrebbe essere difficile da controllare). C'è la questione delle singole applicazioni. La partita sui nuovi device dovrebbe andare avanti assieme alla consapevolezza delle problematiche che comportano. Non un rifiuto categorico di ciò che è innovazione. In particolare, man mano che i nuovi device portatili ci accompagnano nelle attività giornaliere, aumentano i dati che noi forniamo liberamente. Su questo ci sono iniziative di tipo pubblico

2. Vendor lock in. Chiusura di mercati. No a possibilità di mercato alternative.

Eliminazione di Google Voice.

3. Censura. La partita che si gioca sull'Ipad è ancora più rilevante per la questione dell'individuazione delle informazioni sugli acquisti dei clienti che costituiscono un grosso appetito della pubblicità. Chiusura dei mercati,

Storie di Censura già compiute su altri device della mela, http://www.wired.it/news/archivio/2009-08/05/censura-apple-iphone-dizionario.aspx, ma che con

Così ancora una volta siamo noi il bersaglio più appetito dalla vendita degli Ipad, ovvero la possibilità di scoprire ancora di più la nostra fame di acquisti.

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