Caso Condanna Google su Video Bullismo contro Disabili
Da AgoraWiki.
Indice |
[modifica] Prese di Posizione sul caso
26 feb 2010
- Commento Gentiloni Su Italia come Laboratorio Anti-Web
- Commento Commissione Europea
- Commento Osservatore Romano
1 marzo 2010
[modifica] Precisazioni dell'avvocato di Google
Riguardo al capo b), invece, quello relativo alla privacy, tipologia di reato per la quale Google è stata condannata, "non è affatto possibile escludere - Pisapia si augura non sia così, ma non lo si saprà precisa prima dei novanta giorni necessari alla deposizione degli atti - che a Google si contesti la non applicabilità della direttiva sull'e-commerce (o l'applicabilità in forme diverse)".
In soldoni: se il capo a) sembra allontanare gli spettri del controllo preventivo dei contenuti, il capo b) potrebbe farlo rientrare in gioco in tutta la sua drammatica potenzialità. Parola del legale di Google che dichiara esplicitamente a Punto Informatico di essere "molto preoccupato per il destino della Rete" qualora ciò malauguratamente avvenisse.
Preoccupazione alla quale si aggiunge, tra l'altro, quella di mettere in ridicolo l'intera internet italiana agli occhi della comunità internazionale. E non ne abbiamo davvero bisogno.
[modifica] Informazioni di contesto
http://www.giornalettismo.com/archives/53662/video-on-line-e-boom/
[modifica] Bozza Comunicato Agorà 26 Febbraio
[modifica] Condanne a Internet per i contenuti degli utenti. Chi ha paura della Rete?
Agorà Digitale, esprime forte proccupazione per le decisioni che recentemente si stanno prendendo nei confronti dei fornitori di servizi Internet, come commentato oggi anche dal responsabile delle comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni, secondo il quale l'Italia sta diventando una sorta di laboratorio avanzato per la battaglia legale anti-internet.
Sulla sentenza di condanna, da parte del Tribunale di Milano, dei tre dirigenti di Google per violazione della disciplina italiana in materia di privacy, ricordiamo l’art 13 della Direttiva 2000/31/CE ("direttiva sul commercio elettronico")del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2000, secondo la quale non c’è responsabilità del fornitore di servizio “che ha un ruolo passivo” a meno che, invece, volontariamente, sia esso stesso a dare origine alla trasmissione, a selezionare il destinatario della trasmissione, operare una qualche selezione o modificare le informazioni trasmesse.
Agorà Digitale segue il caso da vicino, come del resto anche la UE, la quale sarebbe pronta ad esaminare il caso nello specifico al momento in cui qualcuno dovesse sollevare la questione della compatibilità della decisione italiana con le leggi Ue, come ha riferito poche ore fa il portavoce del commissario al Mercato interno Michel Barnier.
Il portavoce sottolinea inoltre, nella stessa dichiarazione, come per la Ue Internet rappresenti "una piattaforma unica di libertà di informazione ed espressione", motivo per cui le politiche di Bruxelles "sostengono una rete aperta che promuova lo scambio di informazioni ed opinioni in quanto elemento essenziale di società pluraliste e democratiche".
Gli atti di bullismo, soprattutto contro disabili, è un segnale della presenza nella nostra società di ambiti di sottocultura e ignoranza, per i quali, in mancanza di interventi culturali (istruzione, informazione) e politici (sostegno alla scuola, alla cultura), sono necesariamente da perseguire e punire.
Ma la soluzione qualche volta è perfino peggiore del male. Agorà Digitale, rispetto alla decisione del tribunale di Milano, ritiene che condannare il servizio (di per sé neutrale) rappresenti un precedente pericoloso per la garanzia di confronto democratico della Rete, sancita dalla direttiva europea già accennata, come valore assoluto e generale, indisponibile ad alcuna semplificazione.
Un automobilista si rende colpevole di un reato correndo a folle velocità nonostante i limiti di legge e viene condannata la società che gestisce il tratto autostradale, compreso l'addetto al pedaggio e, magari, chiudendo anche l'intera autostrada a tutti.
Esistono già gli strumenti per individuare e verificare la responsabilità individuale in questi casi. La provocazione di Gentiloni è del tutto condivisibile. Noi di Agoirà Digitale ci chiediamo: quali interessi spingono ad aggirare il problema per colpire la Rete Internet?

